FENICOTTERI

FENICOTTERI

Phoenicopterus

 Curiosità:
- Il corteggiamento
  Viene fatto da tutti i maschi contemporaneamente e il rituale prevede una danza cerimoniosa a passi marziali, che via via diviene più disordinata. Poi, dividendosi in piccoli gruppi o da soli, con la testa alzata, il collo teso e battendo vigorosamente il becco, raggiungono le acque più profonde.
  Caratteristico è il movimento chiamato “saluto d’ala”: tenendo il corpo rigido, aprono le ali e le richiudono adagio per mettere in mostra la bellezza dei loro colori. A questo particolare saluto segue in genere la pulitura delle penne e una riverenza ad ali semi-aperte e abbassate mentre l’uccello sfrega la testa contro il dorso.
- I piccoli
  L’istinto comunitario continua con il formarsi delle coppie che si preparano alla fabbricazione del nido.
  I genitori allestiscono il nido vicino a quello dell’annata precedente su spiagge o isolotti privi di vegetazione e delimitano una porzione di territorio, pronti a difenderlo dagli intrusi. Il nido di fango, pestato con le zampe e rinforzato da ciottoli, piume o residui vegetali, ha la forma di un tronco di cono con la base di cm 40-60 e l’altezza fra i 10 e i 50, alla cui sommità si trova un “cratere”, in cui viene deposto l’unico uovo bianco, allungato, dal guscio gessoso, che assume una colorazione giallastra durante l’incubazione.
  Padre e madre si alternano nella cova per circa quattro settimane e, poiché la deposizione delle uova è contemporanea, lo è naturalmente anche la schiusa.
  I pulcini alla nascita sono di colore grigiastro, ricoperti di un morbido piumino. Per circa quattro, cinque giorni rimangono immobili nel nido e vengono nutriti dai genitori con una poltiglia, paragonabile al latte materno. Allo scoccare della prima settimana, i pulcini sono in grado di lasciare il nido e vagano tutti insieme alla cieca come una gigantesca marea.
  Dopo il primo mese di vita i piccoli vengono lasciati soli per giornate intere, ma sono ancora nutriti dai genitori durante la notte. Solo quando il becco finisce di incurvarsi e si formano le lamelle cornee diventano autonomi e autosufficienti. La completa indipendenza viene conquistata con la sicurezza del volo.
- Tra storia e leggenda
  Racconta un’antica leggenda ebraica che il fenicottero, “chol”, si distinse tra gli animali dell’Eden perché, resistendo alla tentazione di Satana, si guadagnò la vita eterna. Gli Egiziani lo chiamavano “fenice” per il suo colore rosso e gli attribuivano doti divine: quest’animale favoloso bruciava nel rogo del sole al tramonto e il giorno seguente rinasceva dalle sue stesse ceneri, mentre per gli Arabi bruciava e risorgeva ogni 500 anni. Il suo mito entrò ben presto a far parte della tradizione di molti popoli: era il simbolo del perpetuo ciclo vitale e dell’immortalità. I primi cristiani, incantati dalla storia di questa meravigliosa creatura, la utilizzarono per simboleggiare la risurrezione.
  Purtroppo la sacralità che circondava il fenicottero non ne impedì la caccia indiscriminata nell’epoca romana, che portò alla sua completa estinzione nel bacino del Mediterraneo. La sua lingua era considerata una prelibatezza e difficilmente mancava nei sontuosi banchetti patrizi.
  Oggi i fenicotteri di tutto il mondo sono circa 4 milioni e soprattutto quelli africani offrono spettacoli stupendi sulle acque dei laghi oppure quando si alzano in volo stagliandosi come gigantesche nubi rosate contro l’azzurro del cielo.
- I fenicotteri si spaventano molto facilmente. Basta il rombo di un aereo o un sentore di pericolo per scatenare il panico collettivo: all’epoca della cova può provocare autentiche stragi tra le uova.
- Nella marea vagante dei piccoli, i genitori sono in grado di trovare senza esitazione il proprio rampollo.
- Nel 1962, dopo una prolungata stagione delle piogge, i fenicotteri minori prepararono i loro nidi preso il lago Magadi in Kenya perché nell’abituale zona, vicino al lago Patron, il livello delle acque era salito. Tuttavia, alla fine di settembre, la siccità ne aumentò la salinità e migliaia di piccoli, che avevano lasciato il nido, furono imprigionati dalle masse cristalline: solo l’intervento dei militari, chiamati in soccorso dagli scienziati, permise di liberarli e di salvarne oltre 100000 esemplari.
 
 
 

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